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Ex Ilva, buio sul “ciclo corto”: sindacati verso nuovi blocchi. Bucci vede un passo avanti, Salis parla di ennesimo fallimento

Dal tavolo al Mimit confermata solo una parziale attività a Cornigliano con 585 addetti e produzione al minimo. Il presidente parla di passo avanti, la sindaca denuncia «rinvii e nessuna strategia» e annuncia che la mobilitazione in città ripartirà già la prossima settimana

Fumata grigia – se non proprio nera – dal vertice sull’ex Ilva che si è svolto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma. Il Governo non arretra sul ciclo corto, il modello produttivo che rischia di mettere in ginocchio gli impianti del Nord Italia. A Genova Cornigliano resterebbero in attività 585 lavoratori, con gli impianti ridotti al minimo e nessuna garanzia chiara su cosa accadrà dopo questa fase transitoria. I sindacati, giudicando del tutto insufficiente lo scenario prospettato, si preparano a rimettere in campo la protesta, con una ripresa dei blocchi del traffico già dalla prossima settimana, sul solco delle mobilitazioni dei giorni scorsi.

Sul futuro di Cornigliano, il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy fa emergere due letture opposte da parte delle istituzioni genovesi.

Per il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l’incontro romano con il ministro Adolfo Urso, i presidenti di Regione, i sindaci interessati e tutte le sigle sindacali rappresenta «un’apertura al dialogo» da coltivare. Bucci sottolinea «il positivo annuncio della parziale continuità produttiva per lo stabilimento di Genova Cornigliano», che a suo dire «scongiura le peggiori previsioni di una chiusura degli impianti» e va nella direzione auspicata da settimane per ridare fiducia a lavoratori e territorio.

Il presidente però non nasconde le criticità: si tratta pur sempre di «una riduzione di produzione» che, afferma, «dovrà essere riequilibrata per tornare almeno alla produzione attuale nel più breve tempo possibile». Bucci insiste sulla necessità di evitare il ciclo corto e di «garantire le risorse per consentire la produzione per Cornigliano», chiarendo che Regione Liguria continuerà a monitorare «con la massima attenzione» l’evoluzione del dossier, mantenendo un confronto costante con Governo, azienda e parti sociali. Il dialogo, sottolinea, riprenderà già la prossima settimana. «Ogni passo avanti è importante – conclude – ma l’obiettivo finale resta la piena ripresa della produzione negli impianti di Cornigliano».

Di segno opposto la valutazione della sindaca di Genova Silvia Salis, che parla di «ennesima gara, ennesimo rinvio, ennesime incertezze». Secondo la prima cittadina, il governo «ha mostrato ancora una volta di non avere alcuna strategia per risolvere la crisi ex Ilva» e «continua a navigare a vista». Per questo chiede un intervento diretto di Palazzo Chigi, «per dare risposte concrete, garanzie pubbliche e tempi certi ai lavoratori e ai territori».

Salis definisce quella illustrata dal ministro una proposta «solo sulla carta migliorativa» rispetto al piano che aveva fatto saltare il tavolo sindacale dieci giorni fa, ma «nella realtà una soluzione transitoria e non applicabile». Nel dettaglio, spiega, verrebbe confermato «il blocco della zincatura a Cornigliano» e previsto «un sovraimpiego sulla banda stagnata», senza però indicare durata, investimenti necessari e garanzie dello Stato.

La sindaca insiste sul rischio sociale per Genova: «Abbiamo chiesto chiaramente che cosa succederà se anche la nuova gara dovesse essere un fallimento e non abbiamo ottenuto risposte convincenti. Non va bene: la città ha bisogno di certezze. L’eventuale chiusura dell’Ilva a Cornigliano sarebbe una bomba sociale». Lo stabilimento, ricorda, «lavora per un terzo del suo potenziale, se non meno», e per questo il Comune si aspetta «risposte a breve e a lungo termine».

Da qui la richiesta di una vera e propria garanzia pubblica: «Vogliamo sapere che cosa accadrà se non ci saranno investitori privati e che cosa succederà agli impianti del Nord se a Taranto non riparte la produzione. Lo Stato deve garantirci che, se i privati non faranno un’offerta soddisfacente, queste fabbriche non chiuderanno e questi lavoratori non resteranno a casa: è l’unica cosa che interessa a lavoratrici e lavoratori», sottolinea Salis.

Il Comune chiede che il governo «diventi il regista di una partecipazione pubblica alla gara» per mantenere l’unitarietà del gruppo ex Ilva e «garantire produzione, occupazione e salari». «Non vorremmo che questo diventasse il governo che sancisce la fine della storia dell’ex Ilva», avverte la sindaca, che chiude con un giudizio netto: «Non abbiamo ricevuto impegni chiari. Ora attendiamo le decisioni dei lavoratori, ai quali ribadiamo che non faremo mancare il nostro sostegno».


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